Lun. Gen 26th, 2026

Scoperta a Ercolano allevamento abusivo 43 cani sequestrati in serra

Scoperta a Ercolano allevamento abusivo 43 cani sequestrati in serra

Nel cuore di Ercolano, un incubo nascosto: 43 cani salvati da una serra trasformata in prigione. #AnimaliInPericolo #Ercolano

Immaginate di addentrarvi in un angolo dimenticato di Ercolano, dove il costante abbaiare di cani disperati rompe il silenzio di un terreno che un tempo era dedicato all’agricoltura. È proprio qui che i finanzieri della Guardia di Finanza di Portici hanno fatto irruzione, scoprendo non un semplice allevamento, ma un vero e proprio inferno di sofferenza per creature innocenti.

Quello che sembrava un luogo abbandonato si è rivelato un’operazione clandestina, con 43 cani di razze pregiate come barboncini e maltesi costretti a vivere in condizioni disumane. Barboncini, maltesi e spitz stipati in gabbie minuscole, circondati da rifiuti e deiezioni, è l’immagine che ha accolto gli agenti, un dettaglio che non può non suscitare un profondo senso di empatia per questi animali, spesso simbolo di affetto e compagnia nelle nostre vite.

Il sopralluogo, condotto insieme al personale dell’ASL Napoli 3 Sud, ha rivelato l’assenza totale di norme igienico-sanitarie, con un particolare agghiacciante: tra i rifiuti, erano nascoste le carcasse di due animali in un sacco, un fatto che sottolinea quanto questo commercio illegale possa essere crudele e disumanizzante.

Al centro di tutto, un giovane di 25 anni originario di Portici, che gestiva l’attività senza alcuna autorizzazione o documentazione. Senza microchip obbligatori per i cani e con un giro d’affari stimato intorno ai 50.000 euro, questo mercato nero alimenta un problema più ampio, dove il profitto sembra prevalere sul benessere degli animali, lasciando riflettere su quanto ancora dobbiamo fare per proteggere le nostre creature più vulnerabili.

Le autorità hanno agito tempestivamente: il 25enne è stato denunciato per abbandono e maltrattamento, mentre i 43 cani sono stati sequestrati e affidati a custodia giudiziale, con un ultimatum di 30 giorni per provare a rimediare a una situazione ormai compromessa.

Questa storia da Ercolano non è solo un caso isolato, ma un richiamo a tutti noi sul legame indissolubile tra il nostro territorio e il modo in cui trattiamo chi non ha voce, spingendoci a interrogarsi su come possiamo contribuire a un futuro più compassionevole.

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