In un quartiere di Santa Maria Capua Vetere, la paura regna sovrana: spacciatori costretti a un pizzo mensile o a prezzi esorbitanti, con la morte come unica alternativa. #CriminalitàOrganizzata #Casertano
Immaginate di camminare per le strette vie del rione IACP a Santa Maria Capua Vetere, un’area urbana dove le case popolari non sono solo un tetto, ma un simbolo di un controllo invisibile e opprimente. Qui, la vita quotidiana è intrecciata con la minaccia costante della criminalità, dove un’organizzazione guidata da Vincenzo Santone ha trasformato il traffico di droga in un meccanismo di potere assoluto. Legato attraverso la moglie al clan Belforte di Marcianise, Santone non si limitava a gestire gli stupefacenti; decideva chi poteva accedere agli alloggi, usando queste abitazioni come moneta per rafforzare la sua influenza sul territorio e sulla comunità locale.
Il cuore di questa storia è un sistema estorsivo spietato, che ha costretto gli spacciatori della zona a una scelta impossibile: versare 200 euro ogni mese o acquistare droga a prezzi gonfiati, con conseguenze drammatiche per chi osava opporsi. Come ha rivelato Massimiliano Russo, capo della Squadra Mobile di Caserta, durante una conferenza stampa, “A questo diktat l’alternativa era la morte”. Queste parole, pronunciate in un’aula di tribunale affollata, riecheggiano l’atmosfera di tensione che pervadeva il quartiere, dove la paura non era solo un sentimento, ma una realtà quotidiana che influenzava famiglie e commercianti, erodendo il tessuto sociale.
L’operazione, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha portato all’arresto di 19 persone giovedì mattina, segnando un duro colpo alla criminalità organizzata nel Casertano. Coinvolti nella conferenza stampa c’erano figure chiave come il procuratore Nicola Gratteri e il questore di Caserta Andrea Grassi, che hanno sottolineato l’importanza di queste azioni per ripristinare un senso di sicurezza. Eppure, mentre si celebra questo successo, non si può ignorare come eventi del genere rivelino le fragilità di un territorio dove il crimine spesso si annida nelle pieghe della vita ordinaria, lasciando cicatrici profonde sulla comunità.
Questa vicenda, più di un semplice fatto di cronaca, ci invita a riflettere su quanto il controllo criminale possa alterare la quotidianità, ricordandoci che ogni passo verso la giustizia è un atto di resilienza per le persone che vivono questi contesti urbani complessi.