Mer. Gen 14th, 2026

La frustrazione per i parcheggi al Santobono culmina nell’occupazione degli uffici sanitari

La frustrazione per i parcheggi al Santobono culmina nell’occupazione degli uffici sanitari

Al Santobono di Napoli, il personale si unisce per occupare gli uffici: una protesta quotidiana contro i disagi dei parcheggi #Salute #Napoli

Immaginate di arrivare al lavoro all’alba in una giornata piovosa, con il traffico che ingolfa le strade del Vomero, e scoprire che il vostro posto auto abituale è improvvisamente scomparso, inghiottito da un cantiere di lavori essenziali. È proprio questo il quadro che si è presentato stamattina all’ospedale pediatrico Santobono, dove circa 70 medici, infermieri e dipendenti hanno deciso di occupare gli uffici della direzione per far sentire la loro voce. Non è solo un atto di dissenso, ma un richiamo umano a un problema che colpisce il cuore della routine quotidiana in una zona come quella tra Vomero e Arenella, dove il caos urbano rende ogni parcheggio una vera e propria caccia al tesoro.

La protesta scaturisce dalla chiusura improvvisa dei parcheggi interni, necessaria per avviare i lavori di messa in sicurezza antisismica, un intervento programmato da tempo per proteggere pazienti e staff. Ma in una città come Napoli, dove gli spazi sono rari e le vie affollate di auto e residenti con permessi esclusivi, questa decisione ha amplificato le difficoltà. I lavoratori, molti dei quali arrivano da fuori città con turni estenuanti, si trovano ora a dover navigare tra strade congestionate, riflettendo su come piccoli cambiamenti possano sconvolgere l’equilibrio di una comunità che già lotta con le sfide della sanità pubblica. È una situazione che sottolinea quanto il benessere dei dipendenti sia intrecciato con il tessuto sociale del quartiere, dove ogni minuto perso nel traffico significa meno tempo per le famiglie o per i pazienti che attendono cure.

Nel cortile dell’ospedale, l’atmosfera si è caricata di tensione fin dalle prime luci del mattino, con l’arrivo dell’impresa appaltatrice e la presenza discreta dei carabinieri a vegliare sugli eventi. I manifestanti non chiedono miracoli, ma solo un dialogo per trovare alternative pratiche, come opzioni di parcheggio temporaneo. È un momento che porta alla luce la frustrazione di chi, ogni giorno, dedica la propria vita alla cura degli altri, ora costretti a confrontarsi con spese inaspettate che pesano sul bilancio familiare.

Una infermiera del Santobono, che percorre chilometri da Torre del Greco per raggiungere il lavoro, ha condiviso la sua esperienza personale: “Tra autostrada e tangenziale spendo già ogni giorno, e stamattina ho pagato 15 euro in un garage privato”. E aggiunge, con una nota di preoccupazione palpabile, “Non mi sembra una situazione normale, durerà mesi. Servono convenzioni con i garage”. La sua voce non è isolata; rappresenta l’eco di una comunità che si interroga su come bilanciare sicurezza e praticità, in un contesto dove i costi quotidiani possono trasformarsi in un peso insostenibile.

Dall’altra parte, la dirigenza dell’ospedale ha ribadito che questi lavori sono inevitabili per adempiere agli obblighi antisismici, e ha annunciato un sostegno concreto: un fondo di circa 200mila euro per aiutare con abbonamenti ai mezzi pubblici o parcheggi di interscambio. È un passo che mostra un impegno per mitigare l’impatto, ma che lascia aperti interrogativi su quanto possa davvero alleviare le tensioni in una realtà urbana così complessa, dove ogni soluzione richiede un equilibrio delicato tra necessità e risorse.

Alla fine, questa protesta al Santobono non è solo una notizia locale, ma un promemoria di come le questioni quotidiane possano rispecchiare le sfide più ampie della nostra società, invitandoci a riflettere su come rendere le nostre comunità più resilienti e umane per tutti.

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