Gio. Gen 15th, 2026

La Fontana della Marinella a Napoli lotta contro siringhe e rifiuti che preoccupano il quartiere

La Fontana della Marinella a Napoli lotta contro siringhe e rifiuti che preoccupano il quartiere

La Fontana della Marinella di Napoli: un simbolo storico sommerso dal degrado #Napoli #PatrimonioANuovaVita

Immaginate di passeggiare lungo il lungomare di Napoli, dove l’eco del passato si mescola al ruggito del mare, e improvvisamente vi fermate davanti a un antico gioiello dell’era borbonica. La Fontana della Marinella, un capolavoro del XVIII secolo ideato dall’architetto Francesco Sicuro, un tempo zampillava con l’acqua del Settecento, ma oggi racconta una storia diversa, più cupa e umana, fatta di abbandono e disperazione che avvolge il quartiere come una nebbia persistente.

In questo angolo della città, tra le strade affollate di via Marina, la fontana si è trasformata da un monumento orgoglioso a un triste rifugio per chi è emarginato. Le sue vasche, un tempo simbolo di eleganza, ora ospitano un accumulo di stracci, rifiuti e siringhe usate – un quadro che ferisce gli occhi e il cuore, riflettendo le lotte quotidiane di una comunità alle prese con la povertà e l’incuria urbana. È come se la storia stesse sussurrando un avvertimento, invitandoci a riflettere su quanto il degrado possa erodere non solo le pietre, ma anche lo spirito di un luogo.

La voce dei cittadini, attraverso fotografie che catturano questa realtà, ha raggiunto il deputato Francesco Emilio Borrelli di Alleanza Verdi-Sinistra, che denuncia l’abbandono dell’area del Vado del Carmine, ormai vista come una “zona franca” dove le regole sembrano dissolversi. “È questo il biglietto da visita che vogliamo dare della nostra storia?” attacca Borrelli, con parole che riecheggiano la frustrazione di chi ama questa città. “Siamo di fronte a uno sfregio continuo. Una fontana che ha attraversato i secoli, sopravvissuta a spostamenti e mutilazioni, oggi viene umiliata. Vedere quel marmo borbonico circondato da rifiuti e siringhe non è solo un colpo all’occhio, è un insulto alla dignità di Napoli.”

Qui, vicino alle mense per i più vulnerabili, si intrecciano storie di fragilità umana: persone senza tetto che cercano riparo tra i resti di un’epoca gloriosa, mentre il consumo di droghe si mescola al quotidiano. È un dramma che unisce la bellezza monumentale al dolore sociale, un contrasto che sottolinea quanto il contesto urbano di Napoli – con le sue vibranti contraddizioni – debba affrontare sfide più profonde. Forse, in questo scenario, possiamo scorgere una piccola riflessione: il degrado non è solo sporco visibile, ma un segnale di come la società possa dimenticare i suoi angoli più bisognosi.

Borrelli insiste che pulizie occasionali non bastano più, proponendo un approccio più umano e deciso. Serve l’intervento dei servizi sociali per sostenere chi vive ai margini e, parallelamente, una messa in sicurezza permanente del cantiere delle Torri del Carmine. “Non si può restare a guardare mentre la bellezza viene soffocata dall’incuria,” ammonisce. “Pretendiamo che il restauro della fontana e delle Torri non sia un cantiere eterno e fantasma, ma un impegno concreto per restituire decoro a questo quadrante della città. Serve un presidio costante del territorio: la storia non può essere calpestata così.” Parole che invitano a un’azione collettiva, ricordandoci che preservare il patrimonio significa anche curare le persone che lo abitano.

Alla fine, mentre Napoli continua a pulsare con la sua energia unica, questa situazione ci spinge a chiederci come possiamo tutti contribuire a ridare lustro a questi tesori dimenticati, garantendo che il passato illumini un futuro più inclusivo per la comunità.

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