Sab. Gen 24th, 2026

Jacques Moretti rilasciato per strage Crans-Montana: cauzione saldata

Jacques Moretti rilasciato per strage Crans-Montana: cauzione saldata

La notte fatale di Capodanno a Crans-Montana, dove 40 vite si sono spente in un rogo infernale, rilascia un indagato tra ombre di giustizia e domande ancora aperte #CransMontanaTragedy #SicurezzaNeiLocali

Immaginate una notte di festa che si trasforma in incubo: a Crans-Montana, nel cuore delle Alpi svizzere, l’allegria di Capodanno si è mutata in tragedia quando un incendio ha avvolto il bar Le Constellation, reclamando 40 vite e lasciando ferite profonde in una comunità ancora sotto shock. Ora, mentre il dolore aleggia sulle famiglie, l’inchiesta giudiziaria continua a dipanarsi come un thriller reale, mettendo alla prova le istituzioni e i responsabili.

Proprio al centro di questa storia c’è Jacques Moretti, il proprietario del locale, che dopo due settimane dietro le sbarre è stato liberato. Il tribunale di Sion ha approvato la sua scarcerazione in cambio di una cauzione di 200mila franchi, già pagata, permettendogli di tornare alla vita quotidiana nelle prossime ore. Ma questa svolta non significa la fine delle indagini: Moretti e sua moglie Jessica restano accusati di omicidio colposo plurimo, lesioni e incendio colposo, in un caso che sta scuotendo l’intera Svizzera.

Le fiamme, veloci e letali, si sono propagate grazie a una schiuma fonoassorbente altamente infiammabile all’interno del bar, trasformandolo in una trappola mortale. È un dettaglio che fa riflettere sulle fragilità nascoste nei luoghi che dovremmo sentire sicuri, come un locale affollato di festeggiamenti. La procuratrice generale Beatrice Pilloud ha ribadito che l’inchiesta è tutt’altro che conclusa, sottolineando in una nota ufficiale: “Il Ministero Pubblico si riserva il diritto di estendere l’istruttoria a chiunque altro possa avere una responsabilità penale”. Queste parole, pronunciate con la gravità del momento, lasciano intendere che altri potrebbero essere coinvolti, forse persino chi era incaricato di controllare la sicurezza.

Intanto, il peso umano di questa tragedia cresce: circa 130 familiari delle vittime e feriti si sono già costituiti come parti offese, supportati da una cinquantina di avvocati. È un segnale di un processo lungo e complesso, dove ogni testimonianza conta per ottenere giustizia e prevenire futuri disastri. Sul fronte opposto, la difesa di Moretti, affidata all’avvocato Patrick Michod, si è mossa con fermezza per respingere le accuse. In un’intervista, Michod ha spiegato che la schiuma “era ben visibile durante i controlli effettuati dal Comune” e che nessuna irregolarità era emersa. Ha aggiunto, con un tono che trasmette difesa personale: “Se il mio assistito avesse saputo che quel materiale era infiammabile – avrebbe volontariamente corso un rischio, cosa che non è vera”. Queste affermazioni invitano a riflettere su possibili lacune nei sistemi di verifica, un tema che potrebbe riguardare molti territori come il nostro.

Michod ha anche colto l’occasione per smentire alcune voci diffuse dopo il dramma, etichettandole come “false”, come la fuga di Jessica Moretti con l’incasso o presunti finanziamenti illeciti. Una mossa necessaria, dice, per mantenere l’inchiesta focalizzata sui fatti reali. E riguardo al passato di Moretti – una condanna nel 2008 per sfruttamento della prostituzione e una sanzione nel 2016 per lavoro nero – la difesa insiste che si tratta di storie separate, senza legami con questa tragedia. “Quel che è stato è stato”, ha concluso Michod, “ma non ha alcuna attinenza con i fatti di Crans-Montana”.

Mentre le indagini proseguono per svelare responsabilità, omissioni e magari falle nei controlli di sicurezza, è impossibile non pensare alle famiglie che attendono risposte. Questa vicenda, che unisce dramma personale e questioni comunitarie, ci ricorda quanto sia fragile il confine tra divertimento e pericolo, e quanto sia essenziale per tutti noi – in ogni angolo del mondo – vigilare sulla sicurezza dei luoghi che frequentiamo.

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