Tragedia tra le nevi di Crans-Montana: l’Italia alza la voce per giustizia e collaborazione internazionale. #CransMontana #StrageCapodanno
Immaginate una notte di Capodanno che doveva brillare di festeggiamenti nelle Alpi svizzere, trasformata in un incubo di fiamme e disperazione: è quanto accaduto a Crans-Montana, dove un rogo devastante ha spezzato 40 vite, tra cui 6 giovani italiani, lasciando ferite profonde in un territorio simbolo di vacanze e avventura. In questo scenario, l’Italia si è mossa con urgenza, richiamando il suo ambasciatore per spingere le autorità svizzere verso una collaborazione piena e trasparente, un gesto che rispecchia il dolore di famiglie e comunità colpite da una tragedia che non conosce confini.
Al cuore della vicenda, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha orchestrato una risposta diplomatica decisa. In un incontro carico di tensione a Palazzo Chigi, come “ha ricevuto oggi a Palazzo Chigi l’Ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma, d’intesa con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, alla luce della decisione del Tribunale delle Misure Coercitive di Sion di disporre la scarcerazione di Jacques Moretti”. Questa mossa non è solo formale, ma un segnale chiaro che l’Italia non resterà a guardare, specialmente dopo la liberazione di Jacques Moretti, il gestore del locale al centro dell’incidente. È inevitabile chiedersi se tale decisione svizzera possa rallentare la ricerca della verità, un pensiero che aleggia tra i corridoi del potere romano e fa eco alle preoccupazioni di chi ha perso i propri cari.
Mentre le indagini procedono, la magistratura italiana sta preparando una task force per unirsi agli sforzi elvetici, un passo che porta con sé una speranza di risposte veloci e condivise. La Procura di Roma ha già trasmesso una rogatoria dettagliata, richiedendo tutti i documenti sulle autorizzazioni, i controlli e le norme di sicurezza del locale Constellation. Immaginate investigatori italiani che varcano i confini per lavorare fianco a fianco con i colleghi svizzeri: è questo il fronte che potrebbe fare la differenza, soprattutto in un fascicolo dove si ipotizzano reati gravi come omicidio e disastro colposi contro ignoti, con i nomi di Moretti e sua moglie Jessica che potrebbero presto emergere come figure centrali.
Tra le voci che aggiungono umanità a questa storia, c’è l’avvocato dei familiari delle vittime, Nicolas Mattenberger, che esprime dubbi sul reale impatto italiano nelle indagini. Come “Il codice di procedura penale svizzero non consente che l’Italia sia parte civile nella procedure e che possa seguire l’inchiesta. Questo i magistrati non possono farlo”, parole che evidenziano le barriere legali e fanno riflettere su quanto il sistema giudiziario possa davvero includere tutti i coinvolti. Mattenberger, con una nota di scetticismo comprensibile, aggiunge: “Il Cantone del Vallese ha gli strumenti per indagare su questa catastrofe? Per il momento io sono perplesso. Credo che ci siano delle misure che avrebbero dovuto essere prese, mi riferisco per esempio alle perquisizioni”. E sulla scarcerazione di Moretti, il suo commento è diretto: “Sono stupito per il fatto che Moretti sia stato messo in libertà, anche per il rischio di inquinamento delle prove e di collusione: potrebbe avere dei contatti diretti con testimoni per fargli cambiare di versione. Sono stupito che questo rischio non sia stato evocato dalla procura, oltre che quello di fuga” – un richiamo che sottolinea i pericoli di una giustizia troppo affrettata.
In tutto questo, Crans-Montana non è solo un luogo di lutto, ma un promemoria del fragile equilibrio tra divertimento e sicurezza nelle nostre comunità alpine. Mentre le nazioni collaborano per svelare la verità, resta la domanda su come tali tragedie possano spingere a cambiamenti duraturi, rendendo i nostri territori più sicuri per tutti.
