Caivano sotto assedio dai rifiuti tessili: un’operazione all’alba smaschera un sistema illecito! #Ambiente #Caivano
Immaginate l’alba che si insinua tra le strade affollate del nord di Napoli, dove il brusio della vita quotidiana si mescola al peso invisibile del degrado ambientale. Proprio in questi luoghi, come Caivano, un meccanismo ben oliato ha trasformato campi e vicoli in depositi abusivi, soffocando un territorio già segnato da anni di emergenze ecologiche. Questa mattina, mentre il sole saliva, la Procura di Napoli Nord ha orchestrato un intervento rapido e decisivo, eseguendo un sequestro preventivo d’urgenza che ha interrotto una filiera illegale di smaltimento di scarti tessili.
La storia si dipana come un filo sporco attraverso il paesaggio urbano: dagli opifici nascosti tra Sant’Arpino, Grumo Nevano e Frattaminore, dove il lavoro frenetico genera montagne di rifiuti, fino alle campagne di Caivano, ora ridotte a discariche a cielo aperto. Gli investigatori, guidati dai Carabinieri del NIPAAF di Napoli e dai colleghi locali, hanno impiegato droni che sfrecciavano nel cielo, tracciatori satellitari e telecamere che catturavano ogni movimento sospetto, per ricostruire questo ciclo avvelenato. È un racconto che colpisce per la sua banalità quotidiana, dove gestori di sei opifici, invece di affidarsi a canali certificati per lo smaltimento, hanno scelto scorciatoie pericolose, affidando i loro scarti a un intermediario italiano privo di autorizzazioni ambientali.
Da lì, il viaggio proseguiva in un seminterrato di Grumo Nevano, un angolo buio e dimenticato che fungeva da snodo intermedio. Qui, con la complicità di due cittadini rumeni, i sacchi venivano trasferiti su altri mezzi, pronti per l’ultimo atto: l’abbandono lungo la Strada Vicinale dei Regi Lagni. In almeno sette episodi documentati, centinaia di sacchi di nylon giganti, carichi di residui tessili, hanno invaso l’area, aggravando un contesto già provato da roghi e sversamenti cronici. È difficile non riflettere su come questi atti, ben collaudato, non solo violino le regole, ma erodano il tessuto sociale, lasciando comunità che lottano per respirare aria pulita e reclamare i loro spazi verdi.
Il blitz, supportato dai nuclei di Caserta e dall’Ispettorato del Lavoro, ha portato al sequestro di sei opifici tessili, due veicoli usati per i trasporti illeciti e quel seminterrato centrale. Oltre ai reati ambientali, le verifiche ora si estendono alla sicurezza e all’igiene nei luoghi di lavoro, un promemoria silenzioso su quanto le scelte illegali influenzino non solo l’ambiente, ma anche la dignità delle persone coinvolte. Mentre la Procura inoltra la richiesta di convalida al GIP del Tribunale di Napoli Nord, resta forte la presunzione di innocenza per gli indagati, ma questo intervento sottolinea quanto sia vitale proteggere queste terre dal circolo vizioso dello sfruttamento.
Alla fine, storie come questa ci ricordano che dietro ogni discarica abusiva c’è un territorio che geme sotto il peso dell’indifferenza, e che ogni azione per fermarla rafforza il legame tra comunità e ambiente, spingendoci a chiedere un futuro più pulito per tutti.
