Tensione nella notte di Portici: il figliol prodigo del clan Vollaro finisce in manette #Portici #ClanVollaro #CriminalitàOrganizzata
Immaginate una notte quieta nelle strade di Portici, un quartiere campano segnato da un’eredità di ombre e storie di clan, dove l’aria è spesso carica di echi del passato. Era poco dopo l’1:20 quando i carabinieri della stazione di San Giorgio a Cremano hanno interrotto quella calma, rispondendo a una segnalazione che parlava di un uomo in via della Libertà, intento a scagliare bottiglie contro le auto parcheggiate, come un’eco di disordini familiari.
Giunti sul posto, al civico 335, i militari si sono trovati di fronte a Luciano Vollaro, 54 anni, figura non nuova alle cronache per le sue connessioni con la criminalità. Alterato, forse dall’alcol o da sostanze, ha diretto la sua rabbia verso una carabiniera, insultandola con frasi sessiste che risuonano come un affronto non solo alle forze dell’ordine, ma alla comunità intera, in un quartiere dove il rispetto è già fragile.
Nel frattempo, una seconda pattuglia da Ercolano è arrivata per supportare i colleghi, e lì la scena si è animata: Vollaro ha tentato prima di aggredire i militari, poi di fuggire nel buio delle vie note. Ma dopo una colluttazione intensa, è stato bloccato e arrestato, lasciando dietro di sé un silenzio carico di tensione.
Questo episodio non fa che riaccendere i riflettori su Portici, un’area urbana dove il peso della criminalità organizzata si mescola alla vita quotidiana, influenzando il senso di sicurezza dei residenti. Luciano Vollaro, figlio di Luigi “’o Califfo” Vollaro, il fondatore del clan, è stato in passato coinvolto in indagini per estorsione aggravata dal metodo mafioso, assieme ad altri familiari, anche se spesso in ruoli marginali rispetto alle vecchie gerarchie del gruppo.
E negli anni recenti, è stato segnalato nei dossier delle forze dell’ordine come parte di quei nuclei familiari intrecciati con attività illecite, un promemoria che il passato non si dissolve facilmente. Riflettendo su tutto questo, ci si domanda come eventi del genere continuino a toccare il tessuto sociale di posti come Portici, dove ogni arresto è un piccolo passo verso la normalità, ma anche un richiamo alla vigilanza condivisa.