Nel cuore dell’Irpinia, un raid improvviso smaschera un pericolo nascosto nella filiera alimentare: 400 tonnellate di farine animali senza traccia! #Avellino #SicurezzaCibo
Immaginate l’alba che si insinua tra le colline dell’Alta Irpinia, dove un’operazione coordinata dei Carabinieri del nucleo forestale di Castel Baronia, insieme ai colleghi dell’Arma territoriale e al personale dell’Asl di Avellino, ha interrotto bruscamente la routine di un’azienda isolata. Le porte di quel deposito si sono aperte su uno scenario inquietante: cumuli di 400 tonnellate di farine animali, accatastate senza un briciolo di documentazione che ne rivelasse l’origine o la destinazione, come un segreto sepolto nel verde della campagna.
Quella irruzione, frutto di indagini riservate e meticolose, ha esposto i rischi di un sistema opaco che potrebbe minacciare la salute di intere comunità. Ora, pensate agli allevatori locali e alle famiglie che dipendono da questa filiera: un’anomalia come questa non è solo un’infrazione, ma un’ombra che aleggia sulla fiducia nel cibo quotidiano, ricordandoci quanto sia fragile il legame tra terra e tavola.
I pericoli che mettono a repentaglio la salute pubblica
In mezzo a quel caos, gli agenti hanno rinvenuto anche 40 tonnellate di pelli animali, bloccate immediatamente da un divieto di commercializzazione, mentre tutto è stato sequestrato per verificare la presenza di contaminanti o sostanze vietate. La mancanza di tracciabilità rappresenta un pericolo enorme, come ha evidenziato l’operazione, perché queste farine potrebbero nascondere proteine animali proibite o impure, violando norme stringenti che tutelano la catena alimentare. È un campanello d’allarme per il comparto zootecnico campano, dove ogni irregolarità potrebbe ripercuotere su migliaia di persone, erodendo la sicurezza che diamo per scontata.
Le indagini continuano, con i militari impegnati a ricostruire la provenienza di quel materiale e le ramificazioni dell’azienda, in quella che sembra una battaglia incessante contro le ombre dell’illegalità. È un promemoria per tutti noi: in un territorio come la Campania, dove la terra nutre tradizioni antiche, proteggere la filiera significa salvaguardare non solo l’economia, ma il tessuto stesso della comunità.
Alla fine, questa storia ci lascia a riflettere su quanto un singolo sequestro possa illuminare le fragilità del nostro sistema, spingendoci a domandarci come rendere più trasparente ciò che finisce nei nostri piatti.
