In Campania, un nuovo consigliere lancia l’allarme: il Registro Tumori 2025 deve riflettere la realtà, non solo stime. #CampaniaSalute #TerraDeiFuochi #Trasparenza
Immaginate una sala del Consiglio regionale di Napoli, dove l’aria è pesante non solo per l’umidità tipica della città, ma per le storie di chi lotta ogni giorno contro le ombre della salute e dell’ingiustizia. Qui, tra i banchi, Davide D’Errico, appena eletto con la lista “Roberto Fico Presidente”, rompe il silenzio con un intervento carico di urgenza, ricordando quanto la trasparenza sia vitale in una terra segnata da inquinamento e incertezze.
Al centro del suo discorso c’è una denuncia chiara e diretta: “In Campania non possiamo accettare che il Registro Tumori 2025 non contenga i dati reali dal 2021 al 2025, ma solo proiezioni statistiche. È un fatto gravissimo”. Queste parole risuonano come un campanello d’allarme in una regione dove la Terra dei Fuochi non è solo un nome, ma un simbolo di un rischio ambientale che tocca la vita quotidiana di migliaia di famiglie. È come se, in un quartiere affollato di Napoli, dove i bambini giocano vicino a terreni contaminati, i dati mancanti rendano invisibile una minaccia già troppo reale, indebolendo gli sforzi per proteggere chi vive qui.
D’Errico non si limita a criticare; evoca il contesto più ampio, ricordando come “Soprattutto nella regione in cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto un rischio concreto e imminente per la vita di milioni di cittadini”. I numeri, duri e inesorabili, parlano da soli: “raccontano già una tragedia: 446.568 casi di incidenza oncologica tra il 2010 e il 2021, quasi un cittadino su dieci in 11 anni”. È un riflesso della comunità, dove ogni statistica rappresenta una storia personale, un ricordo di chi ha perso troppo presto un familiare. Questa mancanza di aggiornamenti non è solo un errore burocratico; è un freno alla prevenzione e alla cura, come una strada bloccata in una città che ha bisogno di muoversi per guarire.
Nel suo discorso, D’Errico intreccia la salute con le ferite sociali, condividendo un tocco umano che rende il tutto più relatable. “Mio nonno fu ucciso perché, da imprenditore onesto, si rifiutò di pagare il pizzo. Da allora una frase pesa su questa terra: ‘le persone per bene qui non si arricchiscono mai'”. È un momento che porta il lettore nel vivo della Campania, una regione dove il tessuto urbano è intessuto di resilienza e lotta, ma anche di esodo: i giovani partono, lasciando spazio a chi sfrutta le crepe del sistema. Come osservazione, è triste notare come queste storie non siano isolate, ma specchio di un contesto dove la criminalità continua a infiltrarsi, con “la camorra [che] pensi di continuare a occupare spazi economici e sociali, dagli appalti alle nomine, dai fondi pubblici ai rifiuti”, e “la Campania è la regione con il più alto numero di Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa”. È un invito a riflettere su come l’illegalità non sia solo un problema isolato, ma un velo che offusca le opportunità per tutti.
Per voltare pagina, D’Errico propone azioni concrete, come “Servono misure concrete e rapide, soprattutto sul lavoro”, e lancia un appello diretto: “Chiedo che una delle prime decisioni sia l’introduzione di un salario minimo regionale per i lavoratori degli appalti della Regione, per impedire che chi lavora sia povero”. È un’idea semplice, ma potente, ispirata da esempi vicini: “Lo ha fatto la Puglia e c’è un orientamento della Corte Costituzionale. Con un provvedimento si possono garantire 200-300 euro in più al mese a centinaia di persone”. In un territorio dove il lavoro dignitoso è spesso un miraggio, questa misura potrebbe essere un passo verso una giustizia sociale più tangibile, aiutando le famiglie a respirare un po’ di più.
All fine, le parole di D’Errico lasciano un’eco riflessiva: “in Campania le persone per bene possono farcela. Che lavorare onestamente conviene più del nero. Che rispettare le regole è meglio che scavalcare la fila. E che questa Regione può essere davvero giusta, produttiva e anticamorra”. È un messaggio che invita a pensare al futuro della Campania non come a una sfida insormontabile, ma come a un’opportunità per costruire una comunità più forte, dove ogni cittadino possa sentirsi parte di un cambiamento reale.