Lo scontro legale che potrebbe ridisegnare la lotta alla camorra a Castellammare: intercettazioni in bilico e ombre sulla politica locale. #Camorra #GiustiziaStabiese
Immaginate una tranquilla mattina a Castellammare di Stabia, dove il mare si fonde con il caos urbano, e le strade riecheggiano di storie antiche di famiglie intrecciate in un tessuto sociale complesso. Qui, nel cuore di Scanzano, un recente verdetto del Tribunale del Riesame ha confermato le misure cautelari contro i leader e i membri del clan D’Alessandro, un colpo significativo in una battaglia che ha già portato dietro le sbarre 11 figure chiave, tra cui il boss Enzo D’Alessandro. Ma mentre le sbarre si chiudono, una crepa procedurale minaccia di far vacillare l’intero impianto accusatorio, riflettendo le fragilità del sistema giudiziario in contesti locali dove la camorra si insinua come un’ombra persistente.
La maggior parte degli indagati ha scelto di non contestare l’ordinanza, ma la vicenda di Petronilla Schettino, moglie del presunto cassiere Michele Abbruzzese, detto “Giovanni” in certi ambienti e legato ai D’Alessandro, si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia legale. La sua difesa, guidata dall’avvocato Francesco Romano, ha ottenuto un risultato cruciale: una parte sostanziale delle intercettazioni ambientali è stata dichiarata inutilizzabile. È come se, in una partita a scacchi giocata nelle aule di tribunale, un pezzo chiave fosse improvvisamente rimosso dal tabellone, lasciando tutti a chiedersi come procederà il gioco.
Al centro di questa disputa c’è un dettaglio tecnico legato alla Riforma Cartabia, che regola i tempi delle indagini. I giudici hanno stabilito che l’iscrizione nel registro degli indagati, risalente a febbraio 2023, ha attivato scadenze non prorogate correttamente dal Pubblico Ministero. Di conseguenza, tutto ciò che è stato intercettato dopo il 5 agosto 2024 perde valore probatorio per Schettino, un colpo che risuona nelle stanze affollate dei palazzi di giustizia e tra le vie della città, dove la comunità osserva con apprensione come un errore burocratico possa alterare il corso della verità. In una conversazione del 9 agosto 2025, ad esempio, Abbruzzese parlava con la moglie della riscossione di 2.500 euro da un tale “Giovanni“, discorsi che evocano estorsioni e flussi di denaro legati al porto locale – elementi ora in bilico, ma che continuano a esistere per altre parti dell’inchiesta.
La difesa non si ferma qui e sta preparando un ricorso in Cassazione per estendere questa inutilizzabilità a un periodo più ampio, un passo che potrebbe far evaporare gran parte delle prove raccolte dalla Polizia di Stato. Eppure, nonostante queste complicazioni, i membri del clan restano per ora detenuti, mentre l’inchiesta si addentra in un terreno insidioso, fatto di file audio che potrebbero rivelarsi fragili come le alleanze in una comunità dove il crimine e la vita quotidiana si mescolano inevitabilmente. Si tratta di un promemoria sottile su quanto le indagini debbano essere precise per non tradire la fiducia di chi vive in questi quartieri, dove ogni svolta legale risuona come un’eco nelle conversazioni al bar o nei mercati affollati.
Le ombre sulla politica locale: un legame pericoloso
Questa inchiesta non si limita al clan in sé, ma getta una luce inquietante sulle possibili infiltrazioni nelle istituzioni, un tema che tocca il cuore della vita sociale a Castellammare. Dalle intercettazioni emerse emergono dialoghi tra Abbruzzese e Schettino che suggeriscono legami con un consigliere comunale di maggioranza, conversazioni che parlano di “vicinanza” e interessi condivisi, soprattutto in vista di elezioni o decisioni amministrative. È un quadro che evoca l’atmosfera tesa di una città dove il potere locale potrebbe essere influenzato da forze nascoste, come se le dinamiche di quartiere si riflettessero nelle sale del consiglio.
Al centro di tutto, ci sono ambizioni su appalti milionari, come il nuovo ospedale da 200 milioni di euro o i servizi cittadini, con il consigliere – identificato in cronaca come un figura chiave – che, secondo gli inquirenti, fungeva da ponte tra politica e clan. Ora, con parte di queste prove a rischio per via di quel vizio formale, l’intero filone che collega camorra e politica appare precario, rischiando di dissolversi prima di un vero confronto in aula. È un momento che invita a una riflessione: in comunità come questa, dove il tessuto sociale è intrecciato con la storia del territorio, preservare l’integrità delle istituzioni è essenziale per la fiducia collettiva.
Mentre la giustizia naviga in queste acque turbolente, la gente di Castellammare osserva, sperando che ogni indagine non solo smascheri il crimine, ma rafforzi i legami che tengono unita la comunità contro le ombre che la minacciano.
