Scampia, l’ombra della camorra che avvelena le strade: la “33” e il regno invisibile di Amato-Pagano. #Scampia #Camorra #Antimafia
Immaginate una piazza urbana che pulsa come un cuore malato, dove la vita quotidiana si intreccia con il commercio sotterraneo di sogni spezzati. A Scampia, nel quartiere simbolo di Napoli, la cosiddetta “33” non è solo un incrocio di strade, ma un vero e proprio epicentro di spaccio, governato per anni dal clan Amato-Pagano in un ciclo incessante di droga e potere. Qui, migliaia di dosi di crack, cocaina e altre sostanze viaggiavano ogni giorno verso Napoli e oltre, lasciando dietro di sé famiglie distrutte e comunità in lotta per un futuro migliore.
Al centro di questa rete, due figure emergono dalle indagini della Squadra Mobile e dalle confessioni di chi ha deciso di collaborare con la giustizia: Massimiliano Cafasso, soprannominato “Maglietella”, e Salvatore Mele, alias “Saviuccio”. Questi uomini non erano semplici esecutori, ma i registi occulti di un’operazione che alimentava il clan Amato-Pagano, uno dei pilastri della camorra scissionista. «Il padrone assoluto della piazza era Massimiliano Cafasso», rivela un collaboratore di giustizia, dipingendo un quadro di un impero costruito su milioni di euro e alleanze fragili.
Poi arriva il colpo delle autorità: un blitz ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia che porta all’arresto di 28 persone, con 25 rinchiuse in carcere e tre ai domiciliari. Eppure, paradossalmente, Cafasso – il nome più pesante – rimane solo indagato, per via di una valutazione giuridica che non trova prove immediate abbastanza gravi, nonostante sia già detenuto per altri reati. È un promemoria amaro di come le maglie della giustizia possano talvolta lasciar spazio a incertezze, anche quando il ruolo di un individuo è centrale nelle ricostruzioni investigative.
Attraverso le parole di Luigi Rignante, un pentito che ha scelto di parlare, emergono i dettagli di un’era d’oro per la “33”. «Ma il momento di massimo splendore fu quello della gestione di Paolo Gervasio e Salvatore Mele. Lì si creò un impero da milioni di euro». Secondo lui, quel periodo cementò la fiducia del clan, trasformando la piazza in un hub per la cocaina che si estendeva in tutta Napoli e la Campania. «Gli Amato-Pagano li promossero a gestori di tutto lo smercio di cocaina a Scampia. I carichi arrivavano a loro, e loro li smistavano in tutta la città e in tutta la Campania». Non era un mercato unico: «La piazza della Trentatré vende crack, eroina, erba, hashish… ma quella di kobrett e cocaina è un’altra cosa. È una piazza separata, gestita dal clan Amato-Pagano».
Questa separazione racconta una storia più ampia, legata alle faide che hanno segnato Scampia. Cafasso, un veterano della camorra, era stato tra i promotori della guerra contro Cosimo Di Lauro nel 2004. «Ha militato con i vecchi boss ed è stato uno dei promotori della faida del 2004 contro Cosimo Di Lauro». Dopo il suo arresto, la gestione passò a Gervasio e Mele, che seppero sfruttare il caos per rafforzare il loro controllo. «Passò a Paolo Gervasio e a Salvatore Mele. Durante la faida acquistarono talmente tanta fiducia che gli Amato-Pagano gli affidarono tutta la cocaina di Scampia». Ma nulla dura per sempre: la piazza fu chiusa per un periodo, solo per riaprire su ordine di Mele dal carcere, attraverso contatti e alleanze come quelle con gli Abbinante. «In carcere parlai con Mele e mi disse chiaramente che voleva riaprirla». E così, «Portammo l’imbasciata, e la piazza fu riaperta», in una danza di potere segnata da contrasti interni.
Oggi, secondo Rignante, Mele è tornato al centro: «Oggi la piazza è tornata sotto la gestione di Salvatore Mele, che ha preso il posto di “Frizione” ed è il referente assoluto degli Amato-Pagano su Scampia». «Se avevamo un problema e dovevamo parlare con gli Amato-Pagano, dovevamo passare da lui». È un ruolo che funge da ponte invisibile, un promemoria di come queste reti influenzino non solo le strade, ma le vite di chi ci vive.
L’elenco degli indagati rivela l’ampiezza di questa operazione:
– ABBATIELLO Antonio, nato a Napoli il 1° gennaio 1967, in carcere.
– ABBATIELLO Mario, nato a Napoli il 4 settembre 1971, in carcere.
– BIFOLCHETTO Salvatore, nato a Napoli il 20 luglio 1987, in carcere.
– CACCIAPUOTI Giuseppe, nato a Giugliano in Campania il 21 maggio 1968, in carcere.
– CAFASSO Massimiliano, nato a Napoli il 22 marzo 1972, indagato.
– CALVINO Gennaro, nato a Napoli il 16 gennaio 1979, in carcere.
– CAPANO Pasquale, nato a Napoli il 5 luglio 1975, in carcere.
– CARBONE Luciano, nato a Napoli il 2 dicembre 1996, in carcere.
– CARTIGIANO Fabio, nato a Napoli il 4 agosto 1981, in carcere.
– CASTELNUOVO Vincenzo, nato a Napoli il 25 agosto 1989, in carcere.
– CASTIELLO Giovanni, nato a Villaricca il 27 settembre 1991, in carcere.
– CELENTANO Cristian, nato a Napoli il 30 novembre 1994, in carcere.
– CIOTOLA Salvatore, nato a Napoli il 10 giugno 1987, in carcere.
– CONTE Giovanni, nato a Napoli il 30 ottobre 1974, in carcere.
– COPPOLA Giuseppe, nato a Casoria il 30 agosto 1958, in carcere.
– D’AMBROSIO Alessio Francesco, nato a Napoli il 24 luglio 1998, in carcere.
– DE MATTEO Antonio, nato a Napoli il 28 settembre 1991, in carcere.
– DE SALVO Laura, nata a Napoli il 14 agosto 1983, in carcere.
– DI DOMENICO Cesare, nato a Napoli il 9 ottobre 1989, in carcere.
– GAGLIONE Gennaro, nato a Napoli il 30 maggio 1981, in carcere.
– LUONGO Pasquale, nato a Napoli il 12 luglio 1972, in carcere.
– MASCARO Nicoletta, nata a Napoli il 17 febbraio 1968, agli arresti domiciliari.
– MELE Salvatore, nato a Napoli il 6 maggio 1976, in carcere.
– MONTEFUSCO Salvatore, nato a Napoli il 26 settembre 1979, in carcere.
– MUSTO Antonio, nato a Napoli il 27 aprile 1968, in carcere.
– MUSTO Gennaro, nato a Napoli il 24 novembre 1990, indagato.
– OTTAIANO Gennaro, nato a San Giorgio a Cremano il 1 gennaio 1963, in carcere.
– ROSSI Michael, nato a Napoli il 29 aprile 2003, agli arresti domiciliari.
– RUSSO Giovanni, nato a Napoli il 20 dicembre 2004, agli arresti domiciliari.
– TSEVTZOV Dimitro, nato in Ucraina il 9 settembre 1986, in carcere.
– VALLEFUOCO Gabriele, nato a Mugnano di Napoli il 27 luglio 1978, in carcere.
Questa rete di individui non fa che sottolineare come la camorra tocchi il tessuto quotidiano, lasciando una scia di domande su come proteggere le comunità dalle sue spire.
