Rasmus Hojlund racconta i mesi di lotta al Napoli: tra infortuni e sogni di vertice, un giovane talento che non si arrende. #Napoli #SerieA
Immaginate un giovane attaccante danese, catapultato nel turbine della Serie A con il Napoli, che affronta gennaio come una maratona senza fine: ore infinite di gioco, infortuni che decimano la squadra, e una stanchezza che si insinua sia nel corpo che nella mente. Rasmus Hojlund, con quella schiettezza tipica di chi ha affrontato sfide fin da ragazzo, non edulcora la realtà quando parla ai microfoni di Dazn, trasformando quello che poteva essere un semplice aggiornamento in un racconto umano di resilienza.
“Gennaio è stato un mese impegnativo, ho giocato tanti minuti e il programma è stato incessante. Con tutti questi infortuni è stato difficile per la squadra e anche per me, sia mentalmente che fisicamente”, confida, e in queste parole riecheggia l’impegno di un atleta che, pur esausto, non cerca alibi. È un promemoria per tutti noi tifosi: dietro le partite c’è il sudore reale, le notti insonne e la pressione di un gruppo che barcolla, ma non cade. Poi, con un tocco di amarezza che rende la storia ancora più relatable, Hojlund ammette la delusione per un recente passo falso in Europa: “Ho dovuto giocare sempre, non posso lamentarmi, ma non è stato semplice. Siamo delusi di non essere riusciti a vincere a Copenaghen, però abbiamo ancora possibilità di qualificarci e ci proveremo fino alla fine”. Queste riflessioni ci ricordano quanto il calcio sia un gioco di alti e bassi, legato indissolubilmente al territorio e ai sogni di una città intera.
Ma il focus si sposta sulla prossima sfida, quella contro la Juventus, un incontro che Hojlund dipinge come un’opportunità cruciale per dimostrare il valore del Napoli. “È una gara davvero importante per noi, ma anche per loro. Abbiamo l’occasione di dimostrare ancora una volta che meritiamo la parte alta della classifica. La Juve sta facendo molto bene con il nuovo allenatore e non vediamo l’ora di dimostrare quanto valiamo”. È affascinante vedere come, in mezzo alla competizione, emerga un rispetto genuino per l’avversario – un dettaglio che umanizza il calcio e sottolinea l’importanza di questi match per l’equilibrio della classifica. Del resto, in un campionato così serrato, ogni punto conta per le ambizioni delle squadre e dei loro supporter.
Tornando al personale, Hojlund non esita a riflettere sulla sua crescita, richiamando le parole di un compagno come Scott McTominay dopo la gara con l’Inter. “Aveva ragione: non è una bella situazione, ma chi c’è deve alzare l’asticella e io devo essere tra questi. Non sono mai stato il talento più puro, fin da ragazzo ho dovuto lavorare più duramente degli altri. Ecco perché non mi vedete mai mollare. Non si è mai troppo bravi per smettere di crescere”. Questa ammissione, semplice e potente, fa eco alle storie di tanti atleti che si fanno strada con il sudore, ispirando chi segue il calcio a valorizzare la perseveranza – un messaggio che risuona particolarmente in un ambiente come quello napoletano, dove la passione popolare alimenta la determinazione.
Non manca un accenno al legame con Romelu Lukaku, il compagno che sta tornando in forma: “Da quando è tornato dal periodo di recupero in Belgio mi ha aiutato parecchio. Abbiamo un buon rapporto e penso che potremmo completarci bene in campo, anche se è normale essere sportivamente rivali per un posto. Rispondo sempre di sì, perché è un ottimo giocatore e un grande compagno”. È un esempio di come, tra rivalità e solidarietà, il team building faccia la differenza, rendendo il Napoli una famiglia in campo. Infine, il racconto si chiude con parole di ammirazione per l’allenatore Antonio Conte: “A volte dice che posso diventare un top e io cerco di concentrarmi e imparare da lui. È un allenatore incredibile. Il mio obiettivo è giocare con continuità e vedere il Napoli ai vertici. Se anche non dovessi segnare più, ma vincessimo un titolo, sarei comunque felice”.
Mentre si avvicina la prossima sfida, le riflessioni di Hojlund invitano a pensare al calcio non solo come a uno sport, ma come a un viaggio collettivo di crescita e resilienza, che potrebbe ispirare il Napoli e i suoi fan verso nuovi orizzonti.
