Estorsioni tramite videochiamata a Acerra Le richieste di Antonio Aloia con Qui pagano tutti

Ad Acerra, la paura arriva via videochiamata: un imprenditore nel mirino del pizzo mafioso. #Acerra #CriminalitàOrganizzata

Immaginate di ricevere una videochiamata inaspettata che trasforma la vostra giornata in un incubo, un promemoria crudele di come, in un angolo del territorio napoletano come Acerra, le regole del rispetto e della legalità vengano spesso piegate da chi detiene il potere nell’ombra. È proprio qui, in una comunità dove famiglie e imprenditori lottano ogni giorno per costruire un futuro, che un uomo d’affari nel settore delle scuole dell’infanzia si è trovato di fronte a pressioni inaccettabili, rivelando un meccanismo estorsivo che colpisce al cuore l’economia locale.

La storia inizia con una minaccia diretta e personale, che gli inquirenti hanno immortalato nei loro atti: Mi riconosci? Ad Acerra pagano tutti. Ad agosto mi devi fare un regalo: ho saputo che stai facendo soldi e che stai aprendo un’altra scuola. Queste parole, pronunciate da Antonio Aloia durante la sua latitanza, non erano solo un’intimidazione isolata, ma parte di un pressing costante orchestrato con l’aiuto di complici, sfruttando la tecnologia per rafforzare il terrore e imporre il cosiddetto “pizzo”. Gli investigatori del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno ricostruito come Aloia, un 47enne con un passato torbido, abbia mirato a un imprenditore locale, richiamando esplicitamente l’appartenenza a reti criminali e la “regola” non scritta che chi lavora nel territorio deve pagare per farlo.

Non si tratta solo di un episodio isolato: le autorità hanno arrestato Aloia insieme a Giovanni Tarantino, di 45 anni, Pasquale Di Norcia, di 41 anni, e Salvatore Giordano Pacilio, di 56 anni. Tutti sono accusati di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, con il gip del Tribunale di Napoli, Michaela Sapio, che ha ordinato la custodia cautelare in carcere. Questa mossa ha interrotto un ciclo di intimidazioni che l’imprenditore subiva per poter continuare la sua attività, un dramma che rispecchia le sfide quotidiane di tanti piccoli business in aree come questa, dove il lavoro onesto viene minacciato da interessi illeciti.

Ma il nome di Aloia emerge anche in un contesto ancora più oscuro. Proprio di recente, i carabinieri gli hanno notificato un’ordinanza che lo indica come l’esecutore materiale dell’omicidio di Ottavio Colalongo, avvenuto a Scisciano lo scorso 17 dicembre. Secondo le ricostruzioni, Colalongo è stato prima ferito e poi ucciso con colpi di pistola alla testa mentre era già a terra, un atto di violenza che intreccia ulteriormente il filo di questa indagine. Aloia era stato catturato durante le feste natalizie, ponendo fine alla sua fuga, e ora le indagini stanno svelando un sistema estorsivo che si estende a attività educative e imprenditoriali, viste come fonti sicure di reddito per i clan locali.

Questo intreccio di fatti ci fa riflettere su quanto la criminalità organizzata continui a permeare la vita delle comunità del nord Napoli, influenzando non solo gli affari, ma anche il senso di sicurezza di chi ci vive e lavora. Mentre le indagini procedono, è chiaro che storie come questa riguardano tutti noi, chiamandoci a considerare il prezzo che pagano le persone comuni per difendere il proprio territorio da tali ombre.

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