Dom. Gen 25th, 2026

Dopo il crollo a Casoria, sequestrato palazzo per indagare disastro e infiltrazioni

Dopo il crollo a Casoria, sequestrato palazzo per indagare disastro e infiltrazioni

Un incubo nel cuore di Casoria: il crollo che ha spezzato vite e sollevato domande, mentre la giustizia indaga sulle ombre del passato. #CrolloCasoria #EmergenzaCampania

Immaginate di essere strappati dal sonno nel cuore della notte, con il mondo che crolla letteralmente intorno a voi: è ciò che hanno vissuto gli abitanti di via Cavour a Casoria la sera del 23 gennaio, quando una palazzina è crollata senza preavviso, trasformando una tranquilla strada in un campo di battaglia di polvere e disperazione. Ora, la Procura della Repubblica di Napoli Nord ha dato una svolta all’inchiesta, aprendo un fascicolo e sequestrando l’intera area per indagare a fondo sulle cause, scartabellando documenti tecnici e vecchie segnalazioni al Comune di Casoria. È un passo cruciale, che porta un barlume di speranza tra le rovine, mentre le famiglie lottano per ricostruire le loro vite.

Al centro di questa tragedia ci sono le persone, quelle che hanno perso tutto in un istante. Sono 90 gli sfollati, uomini, donne e bambini che si sono ritrovati improvvisamente senza un tetto. Di loro, 60 hanno trovato riparo temporaneo in alberghi organizzati d’urgenza, mentre le altre 30 sono state accolte dai parenti, condividendo stanze e storie di paura. La tensione è palpabile: l’ASL Napoli 2 Nord offre assistenza sanitaria 24 ore su 24, ma l’instabilità dell’area rende impossibile anche un breve ritorno a casa per recuperare un ricordo, un vestito o un giocattolo. E per proteggere quanto resta, le forze di polizia vigilano costantemente, un piccolo baluardo contro gli sciacalli che potrebbero approfittare del caos. È un promemoria crudo di come un disastro naturale non sia mai solo un evento isolato, ma un’onda che sconvolge intere comunità.

Tuttavia, è il mistero nascosto sotto terra a catturare l’attenzione degli investigatori. Ieri, il Prefetto di Napoli ha guidato un vertice cruciale con il sindaco e i responsabili della Protezione Civile, focalizzandosi su quella che sembra essere la principale sospettata: un’infiltrazione d’acqua massiccia che ha minato le fondamenta della palazzina. Squadre di tecnici e Vigili del Fuoco sono al lavoro, monitorando ogni crepa, con 85 operatori, dai volontari ai dipendenti di Sma Campania, che si uniscono per gestire l’emergenza. In questo scenario, l’assessora regionale ha promesso sostegno, dichiarando: “Garantiremo assistenza e forniture idriche finché sarà necessario”. È un impegno che porta un po’ di sollievo, ma non cancella il crescente malcontento tra i residenti, che sui social e per le strade parlano di rumori sospetti e crepe segnalate mesi fa. È impossibile non riflettere su come queste “grida d’allarme” – come le definiscono alcuni – possano essere state ignorate, una micro-opinione che emerge naturale tra le pieghe di questa storia, sottolineando quanto sia vitale ascoltare la voce della comunità per prevenire il peggio.

Mentre Casoria si stringe intorno alle sue ferite, questa vicenda ci ricorda che dietro ogni headline c’è un territorio di persone reali, con storie intrecciate al tessuto delle loro case, e che eventi come questo non sono solo cronaca, ma un invito a riflettere su come proteggere meglio il futuro.

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