La sanità a Napoli tra caos quotidiano e appelli urgenti: #SanitàInCrisi #NapoliEmergenza
Immaginate di varcare le porte di un ospedale come il Cardarelli nelle ore di punta, dove l’aria è densa di tosse, ansie e passi affrettati: qui, in una Napoli che brulica di vita ma anche di sfide quotidiane, la stagione influenzale non è solo un fastidio passeggero, bensì un segnale allarmistico di un sistema sanitario che, come un orologio inceppato, ripete gli stessi ritmi stressanti anno dopo anno. Il sindacato Nursing Up, con la sua segreteria provinciale, sta suonando un campanello d’allarme ben noto, evidenziando come i principali presidi cittadini – dal Cardarelli all’Ospedale del Mare, fino al Vecchio Pellegrini e al San Paolo – siano sommerse da un’ondata di pazienti che si accumulano in lunghe attese, mentre gli operatori sanitari lottano con turni estenuanti che erodono la loro dignità professionale.
Al cuore di questa narrativa c’è una critica profonda, non solo come semplice lamentela, ma come riflessione su quanto il sistema possa essere prevedibile eppure impreparato: “Fenomeno prevedibile, manca programmazione”, come sottolinea il sindacato. E proseguono con parole che riecheggiano esperienze passate: “Parliamo di un fenomeno ciclico, ampiamente previsto e descritto negli anni, soprattutto dopo l’esperienza del Covid-12”. È un richiamo a una mancanza di strategie a lungo termine, dove gli sforzi si affidano troppo spesso alla resilienza individuale, lasciando i pazienti in corridoi affollati e il personale a gestire crisi con risorse limitate – un quadro che, in una città come Napoli, piena di energia e comunità strette, amplifica l’impatto su famiglie e quartieri già provati.
Ma tra le ombre di questa realtà, Nursing Up non si ferma alla denuncia; propone invece una “ricetta” concreta, come un piano di rinascita per un territorio che merita di più. Immaginate un rafforzamento della medicina territoriale, con ambulatori distrettuali aperti fino a 12 ore per casi meno gravi, supportati da infermieri di famiglia e team dedicati – un filtro che potrebbe alleggerire la pressione sui pronto soccorso. Oppure, il ripristino di servizi di assistenza domiciliare, riattivando gruppi simili alle vecchie USCA per portare cure direttamente a casa, riducendo così l’afflusso ospedaliero. E ancora, l’apertura immediata di strutture pronte come il Policlinico e il San Giovanni Bosco, o il pieno utilizzo di posti letto al Loreto Mare e allo stesso San Giovanni Bosco, dove personale qualificato attende solo il via. Infine, la creazione di reparti specifici gestiti dagli infermieri per la fase post-acuta, liberando spazio nei settori più critici – idee che, se implementate, potrebbero trasformare queste sfide in opportunità per una sanità più vicina alla gente.
Ora, mentre il sindacato estende una mano al dialogo con le istituzioni sanitarie, arriva un appello diretto ai napoletani, un messaggio che risuona nelle strade affollate e nei vicoli storici: “Chiediamo ai napoletani di rispettare le norme di prevenzione e di rivolgersi al Pronto Soccorso solo in caso di reale necessità, per non congestionare ulteriormente un sistema già saturo”. È un richiamo gentile ma essenziale, che invita ciascuno a riflettere sul proprio ruolo in una comunità interconnessa, dove ogni scelta può fare la differenza.
In questo contesto, la vera domanda resta sospesa: spetterà alla Regione e ai direttori generali raccogliere questi segnali, trasformando parole in azioni concrete per garantire che il diritto alla salute non sia solo un’astrazione, ma una realtà quotidiana per tutti, operatori e cittadini alike.
