Gio. Gen 29th, 2026

Corpo di Sharon rinvenuto in frana neozelandese, lutto ad Avellino

Corpo di Sharon rinvenuto in frana neozelandese, lutto ad Avellino

Una promessa spezzata tra monti e onde: la giovane danzatrice irpina vittima di una frana in Nuova Zelanda, un lutto che unisce continenti. #TragediaNuovaZelanda #VitaSpezzata

Immaginate una giovane ragazza, piena di sogni e vitalità, che danza con grazia su un palco internazionale, solo per essere portata via da una forza della natura imprevedibile. È così che si è chiusa la storia di Sharon Maccanico, la quindicenne originaria di Avellino, dispersa dopo una frana devastante che ha travolto un campeggio nella pittoresca costa neozelandese. La notizia è arrivata come un’onda di dolore in Irpinia, dove i parenti ancora residenti nella frazione Picarelli si sono sentiti colpiti al cuore, ricordando quanto le radici possano legare anche a migliaia di chilometri di distanza.

Sharon, trasferita da bambina con la famiglia ad Auckland per costruire una nuova vita, aveva trasformato la sua passione per la danza in un successo straordinario. Campionessa mondiale di hip-hop, era diventata un simbolo di orgoglio per la comunità locale in Nuova Zelanda e per quella italiana che la sosteneva da lontano. Eppure, in un istante, tutto è cambiato: la frana al campeggio Beachside di Mount Maunganui ha inghiottito non solo tende e sogni, ma anche giovani vite, tra cui quella di Sharon e del suo fidanzato, Max Furse-Kee, il cui corpo è stato identificato dalle autorità. Per la famiglia, l’attesa angosciante si è conclusa con una certezza straziante, anche se l’identificazione ufficiale è ancora in corso.

“Siamo straziati”, hanno condiviso i parenti, parole che echeggiano il profondo lutto di una famiglia divisa tra due mondi, ora unita solo dal dolore. Questa tragedia, che ha lasciato dietro di sé distruzione in una località tanto amata per le sue spiagge e i suoi paesaggi, ricorda come eventi del genere possano sconvolgere comunità intere, legando il destino di persone lontane in un unico filo di empatia umana.

In un mondo dove le notizie scorrono veloci, storie come questa ci invitano a riflettere su quanto fragili siano le nostre vite e su come il legame con le nostre origini possa renderci tutti un po’ più vulnerabili, eppure più connessi.

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