Gio. Gen 29th, 2026

Confermate pene in Appello per Clan Abbinante: quasi 280 anni totali, 20 al boss

Confermate pene in Appello per Clan Abbinante: quasi 280 anni totali, 20 al boss

Giustizia in azione a Napoli: il clan Abbinante messo in ginocchio da condanne per quasi 280 anni di carcere #Camorra #RioneMonterosa

Immaginate una comunità di Napoli che da anni lotta contro l’ombra della camorra, dove il rione Monterosa è stato un territorio segnato da paura e controllo illegale. Ora, la Corte d’Appello di Napoli ha scritto un capitolo decisivo, infliggendo quasi 280 anni di reclusione complessivi ai membri del clan Abbinante, un duro colpo che mira a spezzare le catene di un’organizzazione criminale radicata e oppressiva.

Al centro di questa storia ci sono figure come Arcangelo Abbinante, condannato a 20 anni, insieme ad Alessio Cuomo e Patrizio Sergio, che condividono la stessa pena severa. Non si tratta solo di numeri su un registro giudiziario; queste sentenze riflettono le vite spezzate e le intimidazioni subite da chi viveva in quel quartiere. Per alcuni imputati, come Domenico Martello, la pena è stata ridotta da 11 a 8 anni e 10 mesi, mentre Salvatore Volpicelli e Salvatore Morriale hanno visto i loro anni calare da 8 a 6. E poi c’è Vincenzo Frattini, assolto “per non aver commesso il fatto”, una nota di clemenza in un verdetto altrimenti implacabile.

Tutto è iniziato con un’indagine meticolosa, nata dalle immagini catturate da due telecamere in via Monte Rosa, che hanno aperto la strada a intercettazioni, pedinamenti e le testimonianze di collaboratori di giustizia come Luigi Rignante e Giuseppe Ambra. Gli investigatori hanno ricostruito un mondo sotterraneo, dove il clan operava con una struttura rigida e gerarchica, garantendo lo spaccio di droga in “piazze” fisse o mobili, con consegne su richiesta telefonica. È una realtà che colpisce da vicino, mostrando come il crimine non sia astratto, ma un fardello quotidiano per le persone del quartiere.

Il controllo del territorio era totale: estorsioni su imprenditori e negozianti, con il rione definito come la loro “casa nostra”, un’espressione che evoca un senso di appropriazione ingiusta. Gli atti descritti includono pressioni per acquistare solo da fornitori “selezionati”, che a loro volta pagavano per mantenere l’esclusiva, e persino estorsioni da 50 euro mensili a venditori ambulanti con redditi minimi. Durante le perquisizioni, sono emersi box auto usati come nascondigli, pieni di armi e droga, episodi come quello di marzo 2018 che evidenziano la crudeltà di un sistema che soffocava ogni angolo della vita locale.

Tra conferme e riduzioni, il dispositivo della sentenza elenca pene significative: Nicola Capasso a 18 anni, Salvatore Iorio a 14 anni e 6 mesi, e così via per dozzine di individui, culminando in un totale che underscores the collective weight of justice finally prevailing. Arcangelo Abbinante: 20 anni; Alessio Cuomo: 20 anni; Patrizio Sergio: 20 anni; Francesco Abbinante: 14 anni; e molti altri, come Luigi Basile con 11 anni e 4 mesi o Giovanna Monetti con 11 anni, 1 mese e 10 giorni.

Mentre questa decisione rappresenta un passo avanti per la sicurezza delle comunità napoletane, resta da riflettere su quanto il tessuto sociale debba ancora guarire da tali ferite, ricordandoci che ogni condanna è un barlume di speranza per chi ha vissuto nell’ombra del crimine.

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