Sab. Gen 24th, 2026

Chat rivela omicidio Colalongo: Ottavio al centro e sfida ai Filippini

Chat rivela omicidio Colalongo: Ottavio al centro e sfida ai Filippini

L’esecuzione annunciata di Ottavio Colalongo: un tragico intrigo in via Garibaldi che scuote il territorio. #OmicidioColalongo #CronacaInvestigativa

Immaginate una sera come tante, in via Garibaldi a Scisciano, dove la routine quotidiana si spezza di colpo in un dramma che lascia il segno. Il 17 dicembre 2025, Ottavio Colalongo, un uomo avvolto in dinamiche più grandi di lui, viene raggiunto da un destino crudele: telecamere catturano ogni istante, dalla sua attesa innocente all’arrivo dei sicari, trasformando una strada qualunque in un palcoscenico di violenza.

Le immagini, fredde e impietose, raccontano una storia che va oltre i fatti: un uomo su uno scooter Honda SH bianco si ferma, ignaro, mentre una Honda Transalp sfreccia con due figure a bordo. Alle 19:00:33, il passeggero scende e la scena precipita. Colalongo tenta una fuga disperata verso Nola, ma i colpi d’arma da fuoco lo raggiungono, culminando in una brutale esecuzione. “Vera e propria esecuzione”, come descritto nelle ricostruzioni, con i sicari che sparano alla testa della vittima già a terra, un atto che evidenzia non solo l’odio, ma anche la meticolosità di un piano studiato.

Le indagini, un vero capolavoro di detective story, svelano errori fatali dei responsabili. Vicino alla moto abbandonata, gli investigatori trovano un bidone verde della spazzatura che nasconde prove decisive: una pistola Beretta modello 8000 Cougar, denunciata come rubata mesi prima, e un marsupio con la cinghia spezzata, proprio come visto nei video. All’interno, oggetti comuni misti a dettagli sinistri – due SIM card, mazzi di chiavi, persino compresse di sildenafil – che dipingono un quadro di una vita in fuga. È qui che un’impronta papillare su un telefono cellulare fa la differenza, collegando il tutto ad Antonio Aloia, un nome che emerge dalle ombre come un tassello cruciale.

Ma dietro questo omicidio c’è un contesto più ampio, un territorio come San Vitaliano che diventa arena di lotte sotterranee. Pressioni, sfide e alleanze spezzate tra gruppi rivali, come quelli legati a Luongo e i cosiddetti “Filippini”, dominano la scena. Nelle intercettazioni, frasi cariche di tensione rimbombano: “chi è più forte va avanti”, un avvertimento che riecheggia come una profezia. Già a marzo 2025, il nome di Colalongo appare in conversazioni criptiche, con riferimenti a “sta in mezzo il nome… Ottavio”, e a possibili estorsioni, segno di una rete di influenze che stringe la morsa.

Man mano che la storia si dipana, si sente l’eco di una pressione crescente: a settembre 2025, lo stesso Colalongo esprime paura in una conversazione, dicendo “mi devo guardare, il nome mio cammina per Afragola”, e confessando di essere “in mezzo a tutti” e “in bocca a tutti quanti”. È un richiamo umano a quanto queste dinamiche criminali tocchino vite reali, trasformando comunità in campi di battaglia invisibili.

Questa vicenda, con i suoi dettagli agghiaccianti, ci ricorda come le lotte per il potere possano distruggere non solo individui, ma anche il tessuto di un territorio, lasciando interrogativi aperti su chi protegga davvero le strade che percorriamo ogni giorno.

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