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A Scampia, spacciatore con figlio di 10 anni usa parrucca nella zona ’33’ per vendere droga

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A Scampia, spacciatore con figlio di 10 anni usa parrucca nella zona ’33’ per vendere droga

Un uomo con parrucca e un figlio di 10 anni coinvolti nello spaccio: la vita ai margini di Scampia #Scampia #Criminalità

Immaginate una mattina qualunque nel quartiere di Scampia, dove la linea tra la sopravvivenza quotidiana e il mondo sotterraneo del crimine si sfuma in modo pericoloso. Qui, un uomo di 47 anni, conosciuto con il soprannome “americano”, si è ritrovato al centro di un’operazione che ha smascherato un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze come il kobret e la cocaina. Non era solo un semplice fornitore: la sua storia intreccia ambizioni da gangster, paure personali e una scelta tragica che ha coinvolto la sua stessa famiglia.

Quello che emerge dalle indagini è un ritratto umano di vulnerabilità e disperazione. Vicino al leader di una cosca criminale, Salvatore Mele, quest’uomo aveva ottenuto un ruolo come pusher itinerante, trasformando le strade del rione in un palcoscenico di rischi costanti. Per sfuggire alle forze dell’ordine, che lo ossessionavano, ricorreva a una parrucca per mascherarsi, un dettaglio che racconta più di mille parole sul suo senso di paranoia e isolamento. Le telecamere di sorveglianza l’hanno catturato in questi momenti, evidenziando come la paura possa spingere le persone a gesti estremi, anche in un contesto dove ogni mossa è sorvegliata.

Ma è l’aspetto più sconcertante a lasciare un segno: il suo referente nell’organizzazione, Mario Abbatiello, non esitava a rimproverarlo per inefficienze, trasformando il loro rapporto in una gerarchia spietata. In questo clima, il 47enne ha coinvolto il proprio figlio di 10 anni nelle consegne, un atto che ha scioccato non solo gli investigatori, ma chiunque conosca le dinamiche di un’infanzia rubata. “Ma non camminare con tutto questo coso (lo stupefacente) n’guollo, poi ti porti a tuo figlio al seguito”, lo ammoniva Abbatiello in un’intercettazione, rivelando il disprezzo per una simile irresponsibilità. Il bambino, chiamato affettuosamente “nennillo” dal padre, si trovava a spiegare rotte e consegne, come in una conversazione intercettata dove chiedeva: “Babbo dove sta piazza Santa Croce?”, e l’uomo rispondeva “Dove siamo andati io e te da quel scucciato. Il fatto del 5 euro”.

Questi episodi, accaduti all’inizio di luglio 2022, hanno portato a un’esplosione di tensioni. Il pusher, accusato di ritardi nelle consegne e di aver intascato soldi senza consegnare la merce – come quei 50 euro scomparsi – è stato “licenziato” il 9 luglio. Abbatiello è stato diretto: “Mi devi consegnare il telefono e le chiavi del motorino”. In quel momento, tra lacrime e scuse, l’uomo ha ammesso i suoi errori, dicendo “Ho sbagliato”, solo per sentirsi rispondere: “Tu non devi piangere… a me non devi dare nessuna spiegazione, le devi dare a Saviuccio Mele”. È un confronto che evidenzia come, in questi ambienti, la lealtà sia fragile e il prezzo dell’errore altissimo.

Tuttavia, dopo un breve periodo di emarginazione, è intervenuta una sorta di clemenza: è stato riassunto per un ruolo più statico vicino alla base operativa, il circoletto di via Annamaria Ortese, con la promessa di un guadagno settimanale di 300-350 euro. Una decisione che, pur dettata dalla necessità, solleva domande sul ciclo vizioso che lega le persone a queste realtà.

Questa storia da Scampia ci ricorda come il crimine non sia solo un fatto di cronaca, ma un riflesso delle fragilità umane che toccano intere comunità, invitandoci a pensare a come spezzare queste catene per il bene di tutti.

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