Gio. Gen 15th, 2026

A Scampia, nasce la prima microforesta con 400 piante per un verde condiviso

A Scampia, nasce la prima microforesta con 400 piante per un verde condiviso

A Scampia, il verde trionfa sul grigio urbano: una microforesta per riscrivere il futuro del quartiere! #NapoliVerde #RiforestazioneUrbana

Immaginate una mattina soleggiata a Scampia, dove il monotono grigio del cemento lascia spazio a un tocco di vita rigogliosa. In via Zuccarini, nel cuore del comparto H, è spuntata la prima Microforesta di Comunità: 200 metri quadrati di terra un tempo dimenticata, ora animati da 400 piantine autoctone e da una siepe protettiva di Teucrio. Questa iniziativa, nata da un’alleanza tra Legambiente, il Comune e le realtà locali, non è solo un atto di bellezza, ma un vero patto contro il degrado urbano. Utilizzando il metodo Miyawaki, un approccio semplice e resiliente, questo piccolo bosco in miniatura promette di crescere autonomamente, offrendo aria più pulita e un rifugio per la biodiversità in un’area che ne ha disperatamente bisogno.

Durante l’inaugurazione, l’atmosfera era carica di speranza, con i protagonisti riuniti a celebrare un passo concreto verso la rigenerazione. Erano presenti figure chiave come il sindaco, la vicesindaca e l’assessore al Verde, insieme al presidente dell’Ottava Municipalità e a un consigliere locale. Accanto a loro, rappresentanti di Legambiente Campania, di AzzeroCO2 e di altre realtà, tra cui un’ex docente universitaria che ha co-finanziato il progetto. Insieme, hanno unito le forze: Legambiente come capofila con i suoi circoli, imprese impegnate nella sostenibilità e la Municipalità 8, trasformando un’idea in azione tangibile e mostrando come la collaborazione possa ridisegnare gli spazi abbandonati di un quartiere spesso messo ai margini.

Il metodo Miyawaki: un ecosistema che si autoalimenta

Questa microforesta, ispirata alle “Tiny Forest” del Mediterraneo, racchiude 16 specie native in uno spazio compatto, progettato per combattere l’inquinamento, rafforzare la biodiversità e mitigare l’effetto isola di calore. È affascinante pensare a come un’area così ridotta possa diventare un’oasi autosufficiente: dopo le prime cure, il bosco si mantiene da solo, un miracolo di natura che simboleggia resilienza. Ma c’è anche un aspetto umano profondo; situata vicino alla metro linea 1, coinvolgerà residenti, scuole e associazioni, incoraggiando tutti a prendersi cura di questo angolo verde. In un contesto urbano come Scampia, dove il cemento domina, iniziative del genere ricordano quanto il verde possa unire le persone, creando comunità più coese e vivibili.

Guardando all’impatto locale, i dati sul verde insufficiente a Napoli sono un campanello d’allarme che rende questo progetto ancora più vitale. Presto arriveranno pannelli informativi per spiegare le regole d’uso, sensibilizzare sull’ambiente e promuovere attività educative. E c’è un potenziale per la replicabilità: attraverso un monitoraggio costante, questo modello potrebbe espandersi ad altri angoli trascurati della città, offrendo una lezione su come piccole azioni possano affrontare sfide più grandi. “La riforestazione urbana è salute per i cittadini e resilienza climatica”, tuona Imparato. “Da Scampia ripensiamo gli spazi abbandonati: più verde, più comunità, meno cemento”. Queste parole riecheggiano l’ottimismo di un’iniziativa che, nel suo piccolo, restituisce dignità a un territorio segnato dal disordine.

Alla fine, storie come questa ci invitano a riflettere su come il verde non sia solo un lusso, ma un bisogno essenziale per le nostre città, capace di trasformare quartieri interi e rafforzare il legame tra le persone e il loro ambiente.

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