Mamme in lotta per una scuola degna: occupazione notturna a Ponticelli e un grido dal cuore della periferia napoletana #ScuolaNapoli #DirittiBambini
Immaginate una notte fredda in un quartiere ai margini di Napoli, dove le madri di Ponticelli si sono riunite non per un incontro famigliare, ma per occupare la loro scuola, l’Istituto Comprensivo Eduardo De Filippo. Con coperte e determinazione, hanno dormito tra i corridoi bui, trasformando un gesto disperato in un simbolo di resistenza contro l’abbandono. Da quasi un mese, 350 bambini – tra cui 35 con gravi disabilità – sono stati costretti a restare a casa a causa di bagni completamente fuori uso, un problema che ha interrotto bruscamente la routine scolastica e amplificato le difficoltà di una comunità già provata.
Questa occupazione non è solo un atto di protesta, ma un richiamo appassionato alla dignità: “Serve ridare dignità ai bambini di questo quartiere”, dicono le mamme, mentre affrontano i disagi con resilienza. “Affrontiamo i disagi dell’occupazione per tutelare i nostri figli. La scuola è la base di tutto”. In un contesto urbano segnato da sfide sociali, dove le strade di Ponticelli riflettono le ferite della periferia, la scuola emerge come l’unico rifugio stabile. Gli insegnanti, unendosi a questa voce corale, hanno scritto una lettera accorata al ministro dell’Istruzione, descrivendo la loro lotta quotidiana: “in un contesto tra i più fragili della periferia napoletana”, dove l’istituto rappresenta “l’unica presenza stabile dello Stato, l’ultimo baluastro contro marginalità e criminalità”. E con un tocco di orgoglio, ricordano il loro successo: “Negli ultimi tre anni siamo riusciti ad azzerare la dispersione scolastica”, un traguardo che sottolinea quanto questa scuola sia un pilastro per il futuro dei ragazzi, nonostante le avversità.
Al centro di questa storia c’è un paradosso che lascia interdetti: proprio accanto all’edificio principale, un’ala gemella è stata ristrutturata con fondi pubblici per 1,2 milioni di euro, completata da più di un anno e dotata di aule moderne e servizi efficienti. Eppure, rimane chiusa, come un fantasma di promesse non mantenute. “paradossale e grave”, lo definiscono i docenti, aggiungendo: “Il primo piano è formalmente destinato a noi, ma la consegna non è avvenuta”. Mentre i bambini studiano in aule umide con intonaci che cadono, questa situazione non fa che accentuare l’impatto sulla comunità, dove ogni giorno senza scuola erode la fiducia nello Stato e rafforza il senso di isolamento. La dirigente ha segnalato i problemi idraulici fin da novembre, e l’assessore comunale assicura interventi, ma le promesse tardano a materializzarsi, lasciando spazio a riflessioni su come le burocrazie possano rallentare ciò che è essenziale per l’infanzia.
La lettera degli insegnanti diventa così un’accusa misurata, un monito che risuona nelle aule vuote: “Non siamo di fronte a un’emergenza imprevedibile, ma alle conseguenze di un’inerzia amministrativa”. Parole che evocano un appello più ampio, dove “Al Parco Conocal lo Stato rischia di abdicare. Abbiamo costruito relazioni e fiducia restando sul campo quando sarebbe stato più facile andarsene. Ora, scelte irresponsibili stanno smantellando questo lavoro”. Chiedono un’azione immediata: l’assegnazione degli spazi ristrutturati e il ripristino della scuola storica. Con un invito diretto, concludono: “La invitiamo a venire di persona per constatare. Noi continueremo a insegnare come atto di resistenza civile, ma non saremo complici silenziosi di questo smantellamento”. In fondo, questa non è solo una notizia locale, ma un richiamo umano a non dimenticare le periferie, dove ogni bambino rappresenta una speranza per il domani.
Mentre la comunità di Ponticelli attende risposte concrete, la dedizione di queste madri e insegnanti ci ricorda quanto l’educazione sia un legame vitale per il tessuto sociale, un filo che, se spezzato, lascia segni profondi nel cuore della città.
