Dom. Gen 18th, 2026

A Ponticelli, la comunità discute sicurezza: metal detector e il valore del dialogo insieme

A Ponticelli, la comunità discute sicurezza: metal detector e il valore del dialogo insieme

La sicurezza a scuola a Napoli: metal detector e dialogo per proteggere i giovani #Napoli #SicurezzaScolastica

Immaginate un quartiere come Ponticelli, con le sue strade affollate e le voci della comunità che riecheggiano tra i palazzi, dove la scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma un punto di incontro per affrontare le sfide del quotidiano. Qui, all’Istituto Tecnico Tecnologico ‘Marie Curie’, la dirigente scolastica Valeria Pirone ha trasformato un momento di crisi in un’opportunità per il cambiamento, mostrando come la sicurezza possa andare oltre i semplici dispositivi fisici.

Tutto è iniziato da un episodio che ha scosso profondamente la comunità: due anni fa, un accoltellamento all’interno della scuola ha aperto gli occhi a tutti. Pirone, con la determinazione tipica di chi vive il territorio, ha proposto l’installazione di metal detector, non come una misura isolata, ma come parte di un approccio più ampio. Da quel giorno, è nato un dialogo costante con la Prefettura di Napoli, portando a un sistema di vigilanza che combina controlli a campione con l’aiuto delle forze dell’ordine, inclusi unità cinofile antidroga e metal detector mobili. È un equilibrio delicato, che riflette il ritmo di vita di un quartiere dove il pericolo può nascondersi inaspettatamente.

Come spiega la preside, «I metal detector a scuola sono utili, ma non bastano. Devono camminare di pari passo con azioni di sensibilizzazione, testimonianze e un dialogo costante. È fondamentale far comprendere ai giovani quanto sia pericoloso portare con sé anche solo un piccolo coltello». Queste parole, pronunciate durante un’intervista, catturano l’essenza del problema: il possesso di armi bianche non è solo un atto di ribellione, ma spesso un simbolo di insicurezza o emulazione, che attraversa tutti i ceti sociali, persino tra studenti con ottimi voti e famiglie solide.

Inizialmente, questi controlli hanno suscitato sorpresa e resistenza tra gli studenti, un riflesso naturale del disagio giovanile in un contesto urbano come Napoli. Eppure, il tempo ha portato un’evoluzione positiva: l’ultimo monitoraggio a dicembre non ha rivelato alcun oggetto pericoloso, e ora i ragazzi partecipano con collaborazione. Come osserva Pirone, «Di tanto in tanto questi controlli avvengono, mi fa piacere che ci siano e spero continuino», e aggiunge con una nota di ottimismo, «I ragazzi ora accettano i controlli con serenità e sono molto collaborativi. Mi piace pensare che la nostra linea di fermezza abbia funzionato come un efficace deterrente». È una piccola vittoria che sottolinea come, in contesti come questi, la prevenzione funzioni meglio quando unisce tecnologia e comprensione umana.

Alla fine, storie come quella del ‘Marie Curie’ ricordano che la sicurezza nelle scuole è un specchio della società circostante, dove ogni passo verso il dialogo può rafforzare il tessuto comunitario e offrire ai giovani un futuro più sereno.

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