Aggressioni al personale sanitario a Napoli: l’ombra della violenza sui luoghi di cura #SaluteMentale #Napoli
Nell’affollato e vivace cuore di Napoli, dove le strade pulsano di vita quotidiana e le comunità si sostengono tra mille sfide, un’ombra sempre più lunga si allunga sui centri di salute mentale, trasformando luoghi di guarigione in scenari di paura inaspettata. Immaginate una mattina qualunque al Centro di Salute Mentale “27 Gennaio” dell’Asl Napoli 1 Centro: qui, tra corridoi che riecheggiano di storie di resilienza, una coordinatrice dedicata si è ritrovata improvvisamente al centro di un incubo, aggredita due volte dalla stessa paziente in un breve lasso di tempo – un evento che non fa che amplificare le preoccupazioni di una città già provata da tensioni sociali.
La prima aggressione, il 2 gennaio, è scoppiata come un temporale improvviso in un ufficio che dovrebbe essere un rifugio. La coordinatrice, intenta al suo lavoro, è stata sorpresa da una paziente in preda a un’agitazione travolgente, che l’ha colpita con testate violente al volto. In quel momento caotico, non è stata la sicurezza strutturata a intervenire, ma due altri pazienti che, udendo le urla, hanno coraggiosamente bloccato l’assalitrice – un gesto eroico che ha lasciato tutti con contusioni e un senso di vulnerabilità diffusa. Riflettendo su questo, ci si chiede come possa un luogo di cura dipendere da chi è lì per essere aiutato, evidenziando un contesto urbano dove le risorse per il personale sono spesso al limite.
Due settimane dopo, il 16 gennaio, l’incubo si è ripetuto, quasi a voler sfidare la routine di un centro che lotta per mantenere la normalità. “Mi trovavo nella mia stanza con l’infermiera di turno e l’addetto alle pulizie”, ha raccontato la vittima, dipingendo una scena di apparente calma interrotta da un raptus improvviso. La paziente, che sembrava tranquilla sotto sedazione, è scattata all’attacco, strappando capelli e infliggendo colpi; solo l’intervento rapido dell’addetto alle pulizie ha evitato un esito peggiore. Questo ciclo di violenza non è solo un fatto isolato, ma un campanello d’allarme per la comunità napoletana, dove il personale sanitario si sente sempre più esposto, come sentinelle in prima linea senza adeguata protezione.
La risposta della comunità: una chiamata al cambiamento
È l’associazione “Nessuno tocchi Ippocrate” a dare voce a questa crescente ansietà, raccogliendo storie da chi opera in trincea e spingendo per un’azione immediata. I sindacati Cisl, Nursind e Nursing Up, con la loro rabbia contenuta ma ferma, non esitano a criticare il sistema: “Chiediamo l’immediato allontanamento del soggetto pericoloso responsabile delle recenti aggressioni”. La loro posizione è chiara e riflessiva, sottolineando che “Contestuale trasferimento presso una struttura intermedia residenziale che garantisca la presenza medica fissa h24, l’unica idonea alla gestione di tali fattispecie”. Non si fermano qui, richiedendo vigilanza qualificata e supporto legale e psicologico per chi, ogni giorno, affronta il rischio di non tornare a casa illeso – una piccola osservazione che ricorda come, in una città come Napoli, la salute mentale collettiva dipenda dalla tutela di chi la sostiene.
Mentre i quartieri di Napoli continuano a navigare tra vitalità e vulnerabilità, questi episodi invitano tutti noi a riflettere su come proteggere chi dedica la vita al benessere altrui, in un mondo dove ogni aggressione erode un po’ di più il tessuto sociale che ci unisce.
