Gio. Gen 15th, 2026

A Napoli, le bande alimentano il mercato nero dell’oro rubato nei quartieri di Pianura e Borgo Orefici, un…

A Napoli, le bande alimentano il mercato nero dell’oro rubato nei quartieri di Pianura e Borgo Orefici, un…

Alla scoperta del mercato nero dell’oro a Napoli: un sistema criminale sgominato in un blitz mozzafiato. #Napoli #OroRubato #Giustizia

Immaginate le strette vie di Napoli, dove il sole gioca con i riflessi dorati delle vetrine, ma dietro quelle facciate si nasconde un mondo ombroso di furti e ricettazioni. È qui, nel cuore pulsante della città, che una rete ben oliata ha trasformato l’oro rubato dalle case delle famiglie in contanti rapidi, fino a quando l’inchiesta della Procura di Napoli Nord non ha portato a un maxi blitz dei carabinieri, con 38 arresti che hanno smantellato sette bande specializzate nei colpi in appartamento.

Al centro di questa trama c’è Alessandro Russo, un 34enne che, secondo le indagini, si è affermato come il punto di riferimento per i criminali, gestendo una vera e propria attività abusiva nella sua abitazione di via Fabrizio Padula. Qui, tra le mura di casa, acquistava monili d’oro e d’argento, sapendo benissimo che provenivano da furti, creando un flusso costante che ha alimentato il ciclo del crimine per almeno due anni e almeno 16 colpi in appartamento tra Napoli e la sua provincia. È una storia che fa riflettere su come il malaffare possa infiltrarsi nelle vite ordinarie, erodendo la fiducia nella comunità.

Ma il circuito non si limitava a un solo anello: i preziosi finivano anche nel vivace cuore del centro storico, al Borgo Orefici, dove una gioielleria – i cui titolari sono finiti nel mirino degli investigatori – ha violato le regole sulla tracciabilità, acquistando oro rubato. Questo episodio non è solo un fatto di cronaca, ma un segnale di quanto le reti criminali possano intrecciarsi con il tessuto urbano, lasciando le persone comuni a chiedersi se i loro beni siano al sicuro.

Prendete, ad esempio, quel giorno fatidico del 21 febbraio 2024. I carabinieri del Nucleo Investigativo, in abiti civili per non destare sospetti, osservavano con attenzione le vie affollate tra via Stella e piazza Cavour. Notarono quattro figure muoversi con circospezione: Maurizio Cangiano, Angelo Michelini, Ciro Fabiano ed Enrico Parisi, nomi già familiari agli agenti. Michelini portava un borsone sportivo nero e rosso e una sacca scura con scritte bianche, e mentre gli altri si muovevano con passi calcolati, lui si liberò dei borsoni nei cassonetti della spazzatura all’angolo di piazza Cavour con salita Stella. Subito dopo, Cangiano e Michelini salirono su una Lancia Ypsilon nera, mentre Fabiano e Parisi si allontanarono su un’altra Lancia Ypsilon grigia.

I militari non persero tempo: recuperarono il contenuto dei cassonetti e seguirono le auto fino a via Marina, dove le scene si divisero con precisione quasi coreografica. Fabiano e Parisi scesero e si diressero a piedi verso il Borgo Orefici, con Cangiano e Michelini che rimasero in attesa in auto, confermando – come osservato dagli inquirenti – una chiara divisione dei ruoli in questo balletto illegale. I due entrarono in una gioielleria, dove rimasero per una decina di minuti circa. All’uscita, Fabiano stringeva in mano banconote da 50 euro, un dettaglio che parlava da solo della transazione appena avvenuta.

Dai borsoni abbandonati, gli investigatori trovarono custodie per gioielli di vari marchi, tracce evidenti di un furto recente in una casa di Atripalda, in provincia di Avellino. Quegli oggetti furono sequestrati, rafforzando il sospetto che i monili d’oro fossero stati ceduti proprio lì. Quando i carabinieri controllarono la gioielleria, sequestrarono collane, un ciondolo e un anello in oro, per un totale di circa 14 grammi. Il titolare ammise di aver ricevuto i pezzi poco prima da Ciro Fabiano ed Enrico Parisi, offrendo loro 500 euro in contanti, e riconobbe di non aver registrato l’operazione, sostenendo di conoscere i due come clienti abituali e di aver “dimenticato” di formalizzare la compravendita. È un momento che cattura l’essenza di queste indagini: piccoli atti di negligenza che alimentano catene più grandi di illegalità.

Questo caso non fa che evidenziare quanto il mercato nero dell’oro tocchi da vicino la vita quotidiana delle comunità napoletane, dai quartieri residenziali ai vicoli storici, ricordandoci l’importanza di una vigilanza costante per proteggere ciò che è prezioso. Mentre le autorità lavorano per disarticolare queste filiere, è chiaro che ogni arresto è un passo verso una città più sicura, dove le storie di furto non rubino anche la serenità delle persone.

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