Mer. Gen 14th, 2026

A Napoli, adolescenti invisibili tra lavoro precoce e desideri di una vita lontana

A Napoli, adolescenti invisibili tra lavoro precoce e desideri di una vita lontana

Adolescenti invisibili a Napoli: tra il peso del lavoro precoce e i sogni di una vita lontana, una generazione lotta contro barriere silenziose. #Napoli #PovertàEducativa

Immaginate una mattina a Napoli, dove le strade affollate di Scampia e Ponticelli si animano con il brusio della vita quotidiana, ma per molti ragazzi di appena quattordici anni, quel brusio nasconde una realtà più pesante del previsto. Qui, tra i vicoli vivaci e le case affollate, l’indagine “Barriere Invisibili”, realizzata dal Dipartimento di Scienze Economiche della Federico II in collaborazione con Save the Children, porta alla luce storie di giovani che rinunciano all’infanzia per affrontare il mondo adulto troppo presto. Non si tratta solo di statistiche fredde, ma di vite reali, dove il 6,7% dei ragazzi lavora ogni giorno e un altro 16% lo fa occasionalmente, solo per tenere a galla famiglie che barcollano sotto il peso della povertà.

Attraversando questi quartieri, da Barra a San Giovanni a Teduccio, fino ai sobborghi come Caivano, Afragola e Acerra, si respira un’atmosfera di disagio tangibile, dove il 12% dei giovani vive in famiglie con redditi bassi e uno su venti affronta una “grave deprivazione materiale”. È come se l’aria stessa portasse il peso di opportunità negate: scuole con infrastrutture giudicate insoddisfacenti dal 43% degli studenti, dove biblioteche e palestre sono rarità, trasformando le aule in semplici luoghi di passaggio anziché spazi di crescita. In questo contesto, il bullismo colpisce il 12% dei ragazzi, alimentando un senso di isolamento che fa male al cuore, ricordandoci quanto il tessuto sociale di queste comunità sia fragile e bisognoso di sostegno.

Il rifugio nello schermo e l’assenza di orizzonti

In mezzo a questo paesaggio urbano, dove lo sport è un lusso per meno del 60% dei giovani e l’associazionismo coinvolge solo il 13%, gli smartphone diventano l’unico rifugio. Più di un terzo dei ragazzi passa oltre cinque ore al giorno connesso, navigando in un mondo digitale che spesso sostituisce il deserto culturale intorno a loro – un deserto dove il 46,5% non ha letto un libro non scolastico nell’ultimo anno. Lo studio, coordinato con cura dalla professoressa Cristina Davino, non fa che confermare come queste mancanze non siano casuali, ma il risultato di un sistema che lascia troppi adolescenti soli con i loro pensieri, spingendoli verso l’incertezza.

E poi c’è l’emozione più palpabile: la speranza che ancora brilla nel 29,6% dei casi, ma è oscurata dall’ansia che attanaglia quasi il 30% dei ragazzi e più di una ragazza su tre. Molti guardano oltre i confini d’Italia per immaginare una vita appagante, un desiderio che racconta di sogni interrotti. “C’è un notevole gap tra aspirazione e aspettativa”, spiega Davino, mentre secondo Raffaela Milano di Save the Children, questa mappatura deve essere l’ultimo campanello d’allarme per le istituzioni: senza contratti stabili e percorsi formativi seri, le “barriere invisibili” continueranno a trasformarsi in muri insormontabili, spingendo le migliori energie della Campania lontano da casa. È una riflessione che ci invita a chiederci: come possiamo cambiare questa narrativa per le generazioni future?

Alla fine, queste storie di Napoli ci ricordano che dietro ogni dato c’è un volto, una famiglia, un sogno – e che il vero cambiamento parte dal riconoscere quanto queste barriere influenzino il cuore pulsante della comunità, spingendoci a immaginare un futuro più equo per tutti.

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