A Castel Volturno, le ruspe rivangano un passato tossico nei campi da golf, svelando vecchi segreti e nuovi rischi. #Ecomafie #CastelVolturno
Immaginate il sole che filtra tra gli alberi di un tempo rigoglioso, dove i campi da golf di Castel Volturno erano sinonimo di evasione e lusso, e ora riecheggiano il rombo di ruspe che squarciano il manto erboso. Non è un semplice intervento di manutenzione, ma l’inizio di una caccia a ciò che è stato sepolto per decenni sotto quel verde apparentemente perfetto, un simbolo di un territorio segnato da abusi e silenzi.
In questo angolo della Campania, dove il mare incontra la terraferma in un abbraccio spesso fragile, le operazioni coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e dai Carabinieri stanno riportando alla luce il passato dell’ex Villaggio Coppola. Costruito dall’imprenditore Cristoforo Coppola – già tristemente famoso per le sue torri abusive, poi demolite – questo complesso residenziale e sportivo nasconde ora un capitolo oscuro. Le pale meccaniche lavorano instancabilmente, perforando terreni che un tempo ospitavano sogni di vacanze esclusive, ma che potrebbero celare inquinamento e corruzione.
Tutto ha origine da un’intercettazione del 2018, legata all’inchiesta sulla clinica Pineta Grande, dove un indagato, in un dialogo confidenziale con un complice, rievocava il 1990 come “un ricordo ‘di repertorio’”. In quell’anno, durante i lavori per i campi da golf, emersero rifiuti speciali, un problema che l’imprenditore Coppola risolse con una mossa drastica: una tangente di un milione e mezzo di lire all’allora comandante della Guardia Costiera di Castel Volturno. I rifiuti sparirono nel nulla, insieme a ogni traccia di indagine, lasciando solo un’eco di complicità.
Oggi, a più di tre decenni di distanza, quelle ruspe tornano sullo stesso suolo, “costatando la situazione ambientale” e portando alla superficie rifiuti ferrosi che raccontano una storia più ampia. È come se il territorio stesso stesse sussurrando i suoi avvertimenti: cosa si nasconde sotto i fairway, quel manto impeccabile che per anni ha attirato visitatori, ignorando le ferite inflitte alla comunità? Per gli abitanti di Castel Volturno, questo non è solo un’indagine, ma un riflesso di come l’inquinamento e gli affari illeciti abbiano intaccato il tessuto sociale, erodendo fiducia e salute in un’area già provata da decenni di sfide ambientali.
Questa vicenda intreccia ecomafie, appalti corrotti e resort che promettevano benessere ma hanno lasciato eredità avvelenate, un tango tra ambizioni senza freni e funzionari compiacenti. Mentre le benne delle ruspe scandiscono un ritmo inesorabile, ci si domanda se questa sia solo la punta di un iceberg più vasto, un monito per comunità come questa che lottano per reclamare il proprio futuro.
